mercoledì, ottobre 18, 2006

L'aviron

Il giovedì, perloppiù sgombro di lezioni e di scocciature scolastiche di vario genere per noi studenti del terzo anno, è il giorno dell'avirone. Ci si reca al fiume per le 12.30, orario balzano ma scelto per permettere anche a chi è al primo o al secondo anno di essere presente sfruttando la pausa pranzo, e si comincia subito con la parte più faticosa: dopo essersi scannati per ottenere una barca dalla rimessa, è infatti necessario carreggiarla, insieme con i remi, fino al cigolante e affollato moletto, stando attenti a non sbattere in acqua qualcuno urtandolo con un remo, come nella migliore tradizione Stanlio&Olliana. Dopodiché si alloggiano i remi e si sale, sempre avendo cura che durante queste operazioni la barca non prenda autonomamente il largo, specie se hai un piede dentro e l'altro ancora sul molo. Fatto tutto questo, rimane giusto il tempo per fare qualche bel giretto alla scoperta del lungofiume, assaporando il piacere di ogni remata, frequentemente interrotto da uno o più dei seguenti incovenienti: il remo si incaglia nel roveto a bordo del fiume, ti accorgi che ti stai andando a schiantare sulla riva e tenti impacciatamente di salvarti, un motoscafo ti costringe a rallentare per lasciarlo passare, qualcuno più spedito di te ti passa troppo vicino e preferisci evitare una spiacevole collisione, ti asporti a più riprese con le unghie la pelle delle nocche nel compiere il gesto della remata, ti schiacci i pollici tra i due remi in circostanze analoghe, piove (toh?!), sbatti il remo contro quello del tuo eventuale compagno (in caso di barche multiple), un remo entra o esce dall'acqua intempestivamente rischiando di farti ribaltare...tutte amenità che si spera con la pratica diverranno più rare. Quando poi finalmente hai preso il ritmo e e inizi a gustare la brezza che ti lambisce a ogni colpo vigoroso, alzi lo sguardo e ti accorgi che il molo è lontanissimo ed è già ora tornarsene a casa.