venerdì, febbraio 16, 2007

Il bidè, parte seconda

Con sommo stupore, ho scoperto che alcuni abitanti della Bourgeonniere, ignoro del tutto secondo quale criterio, godono della presenza in camera della tanto citata suppellettile. Va da sé che nessuno dei fortunati approfitti dell'opportunità concessagli, interrogandosi vanamente circa la funzione del curioso oggetto. Ho visto con i miei occhi, gonfi di lacrime, un bidè mai utilizzato dal proprietario se non come catino per contenere scarpe infangate e simile immondizia, non batterei ciglio se venissi a sapere che c'è chi ne ha fatto una fioriera o una vasca per i pesci. Sempre per la serie, chi ha il pane non ha i denti!

lunedì, febbraio 12, 2007

I vicini

Colpito dalla devastante epidemia di grippe che ha annoverato tra le sue vittime la quasi totalità dei miei conoscenti, ho avuto modo, in questi giorni di reclusione, di osservare in maniera più sistematica la variegata e singolare fauna che compone il mio vicinato. Andiamo con ordine alla scoperta di questo fantastico mondo: nella stanza proprio accanto alla mia, risiede il Gabonese Urlante. Sempre allegro, ti accoglie puntualmente con mille feste ed esclamazioni a voce altissima quando ti incontra per le scale o in cucina. Un attitudine piacevole, se non fosse che tale tono di voce è quello abituale suo e dei suoi numerosi amici e amiche, soliti incontrarsi proprio nella sua camera per lunghe chiacchierate con sottofondo musicale. L'ideale la mattina presto quando sei andato a dormire alle cinque o quando hai 39 di febbre. Non ama chiudere la porta della stanza. Di fronte alla mia porta, quasi a voler compensare, destino crudele, sta il Muto, personaggio enigmatico, che denuncia qualche problemino relazionale. Solo dopo quattro o cinque mesi che ci incontravamo per il corridoio, ha risposto al mio saluto aggiungendo un muguno riconducibile ad un “salut” al vago cenno con la testa e lo sguardo basso a cui mi ero ormai abituato. Suona di tanto in tanto la chitarra e testimoni hanno riferito che nella sua camera regni un ordine maniacale. Contro l'altra mia parete sta la stanza dell'Ubriacone. Cordiale e sorridente, ha tuttavia la cattiva abitudine di condurre, generalmente in piena notte, comitive di Francesi ubriachi e molesti, che tentano, si presume con successo, di risvegliare tutti e 165 i residenti del bâtiment con urla e percosse all'indirizzo di porte e pareti. Proseguendo oltre, di fianco a quella dell'Ubriacone troviamo la più inquietante tra tutte le stanze della Bourgeonniere: proprietario ignoto, una sveglia suona pressoché incessantemente senza che nessuno si prenda la briga di spegnerla. Inizia veramente ad essere terrificante, nel silenzio più completo, quel bibibibibibibibibibibibi che sembra provenire dall'oltretomba. Di fronte alla stanza del Morto Vivente sta la Messicana. Costei, coadiuvata da una schiera di sue connazionali sparse per l'intera residenza, ha la peculiarità di risultare udibile fin da quando scende alla fermata del tram, distante tre o quattrocento metri in linea d'aria dalla mia finestra (chiusa) (con doppi vetri). A ciò si aggiunga una particolare passione per il canto che la induce a cimentarsi in ogni momento in gradevoli coretti (ovviamente a scuarciagola) in compagnia delle sue amiche, e il quadro delle sue caratteristiche salienti è presto fatto. Ultimo, in fondo al corridoio, è il Magrebino, senza dubbio il più gradevole tra tutti gli elementi citati fino ad ora. Si fa notare, oltre che per un timido odore di narghilè proveniente dalla sua stanza, per l'abitudine di nutrirsi di incredibili zuppe di carne e verdure, che è solito lasciare sul fuoco per ore ed ore, controllandole ogni mezz'ora e imprecando ogni volta perché parte del contenuto è fuoriscito imbrattando il fornello. Al termine dell'operazione si guarda bene dal pulire alcunché.

martedì, febbraio 06, 2007

Sogno o son desto??

D'ALEMA HA FATTO QUALCOSA DI SINISTRA, NON CI POSSO CREDERE! Scusatemi, sono sconvolto.

sabato, febbraio 03, 2007

La droga

Un venerdì sera tranquillo, dopo una settimana costellata da molto lavoro a scuola, poche ore di sonno, un guasto all'impianto di riscaldamento della Bourgeonniere e, dulcis in fundo, due ore di calcetto in cui la maglia di Grosso è stata onorata con qualche giocata d'autore. Accendo il computer, metto su un po' di musica tratta dalla selezione donatami da Stephan (solo 35 giga, perché tutta non mi entrava nell'hard disk) e, un po' sovrappensiero, apro Spider, il terribile solitario di windows. Terribile, perché, dopo tre o quattro mani, controllo le statistiche e mi cade l'occhio sul numero delle partite giocate: 434, il che significa, stimando una durata media di cinque minuti a partita, 2170 minuti, più di 36 ore passate davanti a quel giochino all'incirca dall'inizio dell'erasmus! Questa sì che è una droga pericolosa, altroché la cannabis!

mercoledì, gennaio 31, 2007

Pillole

I due hamburger. Un tizio per le scale si dirige verso la cucina trasportando una pila di stoviglie in cima alla quale sta una confezione, aperta, di due hamburger. Il tizio inciampa, forse distratto dal mio saluto, cerca di salvare il salvabile ma i due hamburger si spiattellano impietosamente su di un gradino. Il tizio raccoglie con calma i due hamburger e continua in direzione della cucina. Si presume che abbia ritenuto una bella sciacquata più che sufficiente a soddisfare le sue esigenze igieniche.

MacDonald's. Andiamo a cena fuori in onore del messicano Miguel, che parte l'indomani. Dopo che, interpellato, avevo detto che mi andava bene qualsiasi posto, escluso possibilmente il MacDonald's, la scelta cade sul Ristorante Pizzeria “Piazza d'Italia”, con tanto di colonne, statue di gesso e paesaggi veneziani dipinti alle pareti. Touché, preferivo il MacDonald's.

Il nano. Vado dal professore nano a chiedergli qual è la scadenza per consegnare un compito assegnatoci tempo addietro. Quello mi guarda attonito per un istante e poi fa: ieri! Era una battuta. Ahahah. Che ridere.

lunedì, gennaio 22, 2007

La condizione umana

Le nostre tradizioni e i nostri comportamenti, è riconosciuto, sono immancabilmente determinati dal contesto socio-culturale in cui nasciamo e cresciamo, vivendo e relazionandoci tutti i giorni con le persone che ci stanno attorno, che hanno perloppiù i nostri stessi punti di riferimento e con le quali condividiamo un consistente bagaglio di informazioni. Non per questo, per contro, possiamo dire di sentirci diversi da coloro i quali provengono dalle più disparate parti del mondo, solo perché la società che ha posto le basi alla loro formazione è più o meno lontana o differente dalla nostra. C'è qualcosa che non manca mai di legarci l'uno all'altro, di farci condividere la medesima condizione di essere umano. Non c'entrano la globalizzazione, le multinazionali, la diffusione capillare e in tempo reale di dati di ogni genere attraverso i media, le possibilità praticamente illimitate di comunicare senza difficoltà da un lato all'altro del pianeta. E' qualcosa che va oltre tutto ciò, che risiede nella nostra più profonda identità biologica. Ci sono momenti nella vita, in cui ci si rende conto che siamo veramente tutti uguali, che le regole della nostra convivenza non hanno bisogno di essere stabilite né tantomeno accettate, perché sono scritte nel nostro DNA e risiedono in noi fin dal giorno della nascita. Per me questo momento è arrivato quando ho scoperto che in Sudafrica e in Germania si pratica, con regole identiche alle nostre e che per questo non possono che essere parte del nostro corredo genetico, l'ancestrale gioco che tutti voi conoscete e di cui viene proposta, a inoppugnabile dimostrazione, un'eloquente illustrazione.

giovedì, gennaio 18, 2007

Il blocco dello scrittore

Non so cosa scrivere, non ho nessuna ispirazione particolare. So che per fidelizzare il pubblico del blog, volubilissimo, bisogna aggiornare frequentemente, altrimenti dopo due visite a vuoto ci si dimentica di andare a controllare, anche se è vero che allo stesso tempo non bisogna farlo nemmeno troppo di frequente, sennò si rischia di bruciare un post (infatti tutte le volte che ho inviato due post consecutivi il primo dei due è rimasto completamente ignorato). Tuttavia niente, il periodo di esami a ritmo martellante non dona spunti alla mia mente (escludendo naturalmente le cose che non si possono raccontare, mamma!). In ogni caso, the show must go on, quindi almeno con questo artifizio ho dato una scrollata alla pila dei messaggi, che stava cominciando a impolverarsi. A presto!

mercoledì, gennaio 10, 2007

L'ultimo bidè


Il sapone usciva
copioso
senza risparmiarsi
come consapevole del distacco
imminente e prolungato.
Il rubinetto miscelava
sapientemente
l'acqua calda e quella fredda
con cura, come se sapesse
che per lungo tempo
getti termicamente dissimili
avrebbero reso sgradevole
qualsiasi operazione igienica.
Le natiche assaporavano
ogni goccia
tiepida, che le lambiva
asportando dolcemente
le impurità
e godevano della comoda posizione
seduta.
Oh
bidè, bianco oggetto del desiderio
il cui nome
portatore di galliche sonorità
fa apparire tanto vicino
ma, in realtà, così lontano.
Per quanto ancora durerà
la nostra separazione
la tua assenza?
Io sento la tua
mancanza
tu senti
la mia?

venerdì, dicembre 15, 2006

L'Erdre est verte

Avrei dovuto capirlo subito. Quando il tizio che mi ha aiutato a montare in barca, per prima cosa mi ha domandato se avevo dei vestiti di ricambio in caso di necessità, avrei dovuto mettermi l'animo in pace e rassegnarmi all'idea di come sarebbe andata a finire. Ad ogni buon conto, trasportato il mio skiff fino al pontone e salitoci sopra, parto a colpi timidi lungo il corso dell'Erdre, consapevole che il minimo sbilanciamento può costare caro vista l'instabilità dell'imbarcazione. Piano piano, il ritmo diventa più fluido e i colpi più decisi. Dopo un'abbondante mezz'ora cerco già di curare lo stile e di mantenere una buona continuità. Quando ormai mi appresto a fare l'ultima inversione per poi rientrare alla base, distratto da chissà quale pensiero non inerente al canottaggio, come invece la situazione avrebbe richiesto, all'improvviso, non so bene perché, un colpo male assestato, un remo non ben girato che rimane bloccato dall'acqua nella fase di ritorno, poca prontezza nel ricongiungere subito le mani per stabilizzare la barca, e pluf!, senza nemmeno rendermene conto, finisco nel fiume come un vero tonno! Naturalmente mi guardo intorno e non vedo nessuno all'orizzonte, tranne un tizio, partito subito prima di me con un'identica barca, che mi chiede informazioni circa la temperatura dell'acqua (freddina, per la cronaca) e si propone di andare a chiamare qualcuno munito di motoscafo, il che, vista la distanza del molo e le doti tecniche del tizio non superiori alle mie, mi fa capire immediatamente che se non mi arrangio da solo rischio di rimanere a mollo per un bel po'. Risalito in qualche modo pochi secondi dopo essere caduto, fallisco nel tentativo di riprendere in mano la situazione, rifinendo nel fiume poco dopo, con la variante che questa volta lo skiff si è ribaltato completamente. Lottando con i remi che tendono andare da tutte le parti tranne che al loro posto, riesco infine a rigirare parzialmente la barca e a sedermici di traverso, seppur con i remi che restano perpendicolari al piano dell'acqua, effetto Titanic, e ad aspettare in questa posizione, con le gambe a mollo e un simpatico crampo al polpaccio destro, il tizio col motoscafo, che mi rimette in orizzontale e mi dona persino un bicchiere di plastica bucato per svuotare lo spazio per i piedi, già ovviamente fradici e gelati. La giornata tiepida mi permette almeno di rientrare al pontone senza andare in ipotermia, e dopo aver riposto la barca, strizzato bene i vestiti e indossata la tuta che per fortuna avevo lasciato nello spogliatoio, posso rimontare in bici e fare rientro a casa pregustando una bella doccia bollente.

Aaaaaaaaaah, cioccolataaaaaaa...

Mercoledì pomeriggio quei soliti italianofili dei miei compatrioti, si fanno invitare da un gruppo di ragazze, a loro volta in maggioranza italiane, a una serata a base di fonduta alla cioccolata organizzata nella città universitaria adiacente alla nostra, all'ingresso della quale campeggiano incidentalmente inquietanti cartelli che parlano di casi di "gale" (scabbia) manifestatisi tra alcuni dei residenti (fatto, questo, che monopolizzerà l'attenzione durante l'intera serata, tra battute e scene di panico al minimo contatto tra due qualsiasi persone o cose)! Ad ogni buon conto, incaricati di portare rifornimenti alimentari, scelgo, per stupire tutti con un colpo di originalità, di affiancare alle banane e alle classiche tavolette di cioccolato fondente, il tutto per la cronaca rimasto intonso, un po' di litchi e di physalis alkekengi, frutti esotici dal sicuro effetto scenico e, in particolare i secondi, dalla conclamata bontà, soprattutto in abbinamento con la cioccolata fusa. Inutile dire che mi sono sfondato di frutta di ogni genere generosamente intinta nella sublime crema marrone. E per finire, dessert del dessert, due belle fette di pandoro, giusto per pulire ben bene il tegame dall'ultimo strato di cioccolata!

venerdì, dicembre 08, 2006

Atroce dubbio morale

Ogni giorno, quando è ora di pranzo, mentre il mio corpo è imprigionato nella interminabile coda che ci separa dall'agognato pasto, la mia mente vaga tormentata, afflitta da un dilaniante dubbio morale, causato dal violento conflitto tra due di quelle che ritengo essere le regole fondamentali del viaggiatore. La prima impone, nei limiti imposti quantomeno dall'amor proprio, di sforzarsi di assaggiare tutte le pietanze tipiche del luogo, con spirito aperto ed animo da esploratore. La seconda, per contro, vieta categoricamente di assumere qualsivoglia piatto italiano, evidentemente incapace di reggere il confronto con il rispettivo orginale. Cos'è dunque che si colloca sulla sottile linea di confine delle due categorie, al punto di provocarmi tanto sconforto? Ebbene, si tratta di quella che gli indigeni chiamano PIZZA (anzi, pizzà), e che provoca puntualmente la coda più lunga di tutte al bancone al quale è servita, benché in effetti non sembri avere nulla a che vedere con l'omonima prelibatezza nostrana! Che fare dunque? Snobbarla sdegnosamente in attesa di poter calmare in tempi migliori l'acquolina che si produce solo leggendone il nome, o considerarla un piatto tipico locale e intrufolarsi per una volta, tra l'incuriosito e lo schifato, camuffandosi nel tentativo di non farsi riconoscere da nessuno, tra la folla in attesa di ricevere una bella "pizza bolognaise"?

Mi raccomando, pensateci bene! La mia decisione dipenderà dall'esito di questo sondaggio. Non astenetevi dal votare!

martedì, dicembre 05, 2006

Huîtres e dolcetti

Uscito dal cinema, comincio beatamente a passeggiare per le vie chic di Nantes, già adeguatamente addobbate a festa. Fatti nemmeno duecento metri, vengo attratto irresistibilmente dalla vetrina di dolciumi di una boulangerie, nella quale sono in bella mostra una sfilza di torte e dolcetti di vario genere. Una volta entrato, è inevitabile che la scelta ricada sul più tamugno: un bel pavé au chocolat che richiede il suo buon quarto d'ora per essere mangiato tutto. In questo frangente, mi reco al mercatino natalizio di Nantes, allegro, colorato e straripante di oggetti e di alimenti di ogni genere: vorrei mangiare tutto, e ciononostante sono costretto anche a rinunciare a un assaggio di prosciuttino corso a causa del non troppo indicato abbinamento con la cioccolata! Roba da pazzi!
Quando ormai si è fatta ora di cena, sempre sull'onda della massima enunciata nel post precedente, mi metto alla ricerca di un luogo in cui rifocillarmi. La scelta cade su un ristorantino il cui menù fisso comprende un bell'antipasto di mare crudo (gamberetti, lumaconi di mare, detti bulots, e ostriche, accompagnate da limone, pane e burro), un piatto principale consistente in coquilles saint jaques con porcini e patate e, per finire, un abbondante semifreddo al pistacchio, che se me ne portava un'altra porzione mi mangiavo pure quella senza fare complimenti! E per concludere a tarda ora cotanto pomeriggio cinegastronomico, non c'è niente di meglio che una salutare pedalata fino a casa.

sabato, dicembre 02, 2006

Little Miss Sunshine

Dopo pranzo, ritorno all'atelier del velone dove il giorno prima avevo lasciato la bici, con una gomma a terra (rattoppata), in attesa del nuovo pneumatico. Un po' di lavoro in compagnia del simpatico Lionel e, già che ci siamo, una bella revisione, necessaria dopo chissà quanto tempo evidentemente passato in cantina. Giusto il tempo di tornare a casa a posare lo zaino, che sono già in marcia verso il centro. Forte della riflessione che è meglio fare le cose in compagnia che farle da soli, ma è anche meglio farle da soli piuttosto che non farle per niente, sono finalmente determinato ad andare al cinema a vedere Little Miss Sunshine, dopo settimane di rinvii in attesa dell'occasione buona per trovare almeno un sodale. Essendo in ritardo, tento la scorciatoia alla cieca per le sconosciute strade di Nantes. Naturalmente ciò peggiora le cose, ma tutto sommato quando entro in sala lo spettacolo non è cominciato che da una manciata di minuti. Che dire, davvero eccellente! Un film sgangherato, a tratti esilarante e a tratti commovente, perfino nella medesima scena. Privo di ogni retorica, mostra ciascun personaggio nella sua luce, senza cercare ad ogni costo di proporre una morale o un finale edificante che metta tutti d'accordo. Alla fine il viaggio, come il film, è stato un sogno, una breve parentesi nella nostra vita, che forse ci ha cambiati ma forse no. Abbiamo pianto, abbiamo litigato, ci siamo fatti delle grasse risate. Cala il sipario, si accendono le luci, si torna alla vita di sempre, con un sorriso che non se ne va e qualche ricordo in più.

venerdì, novembre 24, 2006

Ubuntu!

Dopo tanti anni di titubanze, finalmente martedì sera è arrivato il momento tanto atteso: rotti gli indugi, incrociate le dita, fatti quanti più backup possibili, ho inserito il cd di Ubuntu, ho riavviato il computer, e ho cliccato sulla fatidica icona “installa”. Dopo essere stato a un passo dal cancellare per sbaglio l'intero hard disk con il programma di partizionamento, ecco che in pochi minuti (il tempo di piegare qualche camicia lavata una settimana fa e ancora appallottolata in un angolo della stanza) il mio primo Linux era installato! Windows, per contro, non l'ha presa molto bene, e, evidentemente geloso, ha smesso di avviarsi per qualche tempo, anche se in breve ha ritrovato la ragione e, di sua altrettanto spontanea iniziativa, ha ripreso a funzionare. L'unico problema è che Linux, più ancora di Windows, è un sistema operativo letteralmente morto in caso di assenza di una connessione a internet diretta: così come è praticamente impossibile installare qualsiasi programma se il computer non è connesso a internet, non è parimenti possibile configurare la connessione a internet wi-fi se il computer è scollegato. La contraddizione è tale che, poiché difficilmente troverò qualcuno che mi presti una connessione adsl ed un modem ethernet, dovrò presumibilmente aspettare di tornare in Italia per rendere pienamente operativo il caro Ubuntu! In ogni caso, un piccolo passo per un uomo, ma un grande passo per l'umanità!

giovedì, novembre 23, 2006

Clisson


Siamo d'accordo, domenica mattina, di alzarci di buon'ora per fare una gita in bici avente come meta un paese nei dintorni di Nantes. L'unica incognita, però, è legata al tempo: le previsioni prevedono pioggia o comunque cielo coperto (bello sforzo, ci si becca sei giorni su sette), e nessuno sarebbe disposto a partire in caso di brutto tempo. Poiché alla sera di sabato ancora non si è deciso il da farsi, metto per ogni evenienza la sveglia alle otto, benché convinto che le possibilità che si parta siano veramente basse. Guardo fuori dalla finestra, il tempo sembra non promettere nulla di male, ma nessuno si fa sentire per darmi la conferma. Metto la sveglia di lì a mezz'ora, ma ancora una volta il sole che inizia a stagliarsi nel cielo non è accompagnato da alcuna reazione del mio telefono. Stessa scena alle nove, al che decido che può bastare, e che posso mettermi definitivamente a dormire. Di lì a cinque minuti, quando non ho ancora fatto in tempo a riaddormentarmi, dei pesanti colpi alla porta accompagnati dal grido “svegliati, comunista”, mi fanno riconoscere il reazionario Offagnese e mi inducono a scattare in piedi. Dunque, si parte. Il tempo di preparare i panini con la mortadella (aaaaah, mortadella!!) acquistata il giorno prima, e sono già in strada. Nel frattempo, il sole è già piuttosto alto nel cielo, e la totale assenza di nuvole fa sperare per il meglio, benché il tempo, da queste parti, sia solito cambiare radicalmente in lassi di tempo sorprendentemente ridotti. Radunato tutto il gruppo e noleggiate le bici per chi ne è sprovvisto, partiamo dunque alla volta del singolare paesino di Clisson, a una trentina di chilometri a sud di Nantes, reso, all'inizio dell'ottocento, per opera di uno scultore e di un architetto francesi, un esempio di architettura e paesaggio all'italiana calati in un contesto medievale: al classico castello, fanno da contorno una serie di ville e di tempietti, non di rado di gusto un po' kitsch, benché tutto sommato piuttosto in armonia con il territorio. Il viaggio è interminabile tra gente che cade dalla bici o rimane indietro per fare delle foto: a ogni cinque o dieci minuti di pedalata, a ritmo tutt'altro che sostenuto, segue una pausa per aspettare chi se la prende con tutta calma. Arrivati in loco, ci gettiamo subito affamati sulle vivande, dopodiché, sempre condotti dalla nostra “guida” franco-svizzera-costaricense, che conosce già il posto, facciamo, bici alla mano, una bella passeggiata del lungo fiume, del castello e del centro del paesino, con tanto di vin chaud e di gateau aux pommes della nonna al mercatino delle pulci domenicale. Il ritorno, appena più spedito dell'andata, è caratterizzato da una simpatica pausa-merenda in mezzo a una stradina secondaria di campagna, in cui tutti hanno altruisticamente condiviso ciò che avevano da mangiare e da bere (io ovviamente niente, essendomi strafogato a pranzo l'intera baguette che mi ero portato), seguita da un ultimo tratto di strada praticamente al buio pesto, cercando di rimanere il più compatti possibile per non perdersi e soprattutto per non farsi stirare. Giunti infine alla Bourgeonniere, esausti, alle otto passate, non si può non chiudere la giornata con la solita maxi-spaghettata ad opera di noi italiani, che, per la cronaca, è venuta veramente cattiva da fare schifo, ma è molto piaciuta a tutti, specie ai francesi.

Poca gloria

Venerdì sera, dopo le lezioni, ha luogo il primo torneo di Pes 6. Il clima, nella sala tv di una delle residenze destinate agli studenti del primo anno dell'Ecole, è un po' da club di secchioni fissati, cose che in effetti, almeno la seconda, una buona fetta dei partecipanti è. Dopo un'oretta trascorsa nell'attesa dei ritardatari, che si presentavano alla spicciolata portando chi un televisore e chi una playstation, e nella composizione del tabellone (quattro gironi di cui passavano le prime due e le terze spareggiavano tra loro, dopodiché eliminazione diretta a partire dagli ottavi di finale), finalmente si scende in campo per il match d'esordio, ed è subito derby: il mio Arsenal ha a che fare con il Chelsea di un ciccione tontolone. Ciononostante, l'impatto con la nuova versione del gioco, ancora tutta da scoprire, è duro: il primo tempo si conclude 2-0 per il tontolone con due gol orrendi, e un Arsenal in crescendo nel finale. Nel secondo tempo è un assedio dei Gunners che accorciano all'ottantesimo ma si vedono negare il meritato pari da un miracolo di Cech nei minuti di recupero su un tiro a botta sicura da pochi passi di Henry. Poca fortuna ma segnali confortanti, tutto sommato. Dopo il primo match, giocato su pc, come poi tutti i seguenti, ha luogo il secondo, su una playstation inspiegabilmente lentissima. Contro l'Arsenal questa volta c'è uno sbruffone che, evidentemente sovrastimandosi, sceglie l'Olympiakos Pireo. Ma fa male i suoi conti, perché dopo pochi minuti un'incornata di Ljungberg su calcio d'angolo incanala il match in favore degli occasionalmente gialli londinesi. La partita, priva di emozioni e caratterizzata fin dall'inizio da una serie di fallacci assassini del mio avversario sanzionati solo con dei rari cartellini gialli, concede ben poco allo spettacolo e finisce così. Il terzo match è un Arsenal – Barcellona del quale non c'è granché da dire, se non che la squadra rivale deve essersi evidentemente dimenticata di scendere in campo: risultato finale 6-0 (se non ho perso il conto) con gol di Henry e Adebayor, entrambi in forma strepitosa. L'ultimo incontro, a qualificazione già ottenuta, è ancora contro il Chelsea. Si vede presto che i blues, benché passati inopinatamente in vantaggio alla prima azione con quello che sarà il loro unico tiro della partita, sono ben poca cosa. I Gunners si rovesciano nella metacampo avversaria trascinati da Rosicky, e tutto ciò che rimane dopo il loro passaggio è un inequivocabile 4-1 finale. Sull'onda dell'entusiasmo, mi appresto ad affrontare la vincente di uno degli spareggi, che a causa di un tabellone alquanto astruso finisce con l'essere quello che avevo battuto 6-0 nel girone. La partita non offre particolari spunti contro un Real Madrid che fa vedere ben poco, e con un netto 3-0 mi qualifico per i quarti. Ora viene il difficile. Ad attendermi c'è il temibile Remy, e più temibile di lui la sua Inter con un Adriano, si scoprirà più tardi, con la freccina rossa (per i neofiti: talmente in forma che fa gol anche se lasci il joystick e non premi nessun tasto). L'Arsenal non riesce a trovare spazi, cerca di manovrare ma non è facile tenere il controllo del pallone; dopo non molto, grave errore in difesa con Adriano che intercetta un passaggio e apre le marcature scaricando una sabongia urlante da oltre il vertice dell'area, la palla che addirittura rimbalza sul fondo della reta e schizza fuori per quanto era potente il tiro. La squadra incassa il colpo e cerca di rialzarsi, ma prima che finisca il tempo, nonostante qualche azione offensiva dall'esito sfortunato, è ancora Adriano, immarcabile, che tira da casa sua mettendo a segno il 2-0. Nel secondo tempo i Gunners tentano il tutto per tutto ma l'Inter si chiude bene rendendosi pericolosa in contropiede. In uno di questi un cross dalla destra arriva al solito Adriano che, dopo aver ciccato il colpo di testa, vince di potenza un contrasto e, tutto solo, chiude la partita. Arsenal eliminato, dunque, e che torna a casa con le pive nel sacco, sperando di potersi rifare al prossimo torneo.

martedì, novembre 14, 2006

Est ce-que vous avez des questions? (Ou des remarques?)

Meglio nota come "esché vusavé de chestion? (ù de remarc?)", è la formula tipica che, generalmente seguita da un "bon, on s'arrête là", segna la fine di ogni lezione. Spesso e volentieri tale frase viene ostentatamente scandita e pronunciata in maniera esclamativa, ESCHE'-VUSAVE'-DE-CHESTION!, proprio a sottolineare come si tratti più di una formula rituale che non di un vero invito: quale impavido oserebbe infatti sfidare le ire della folla facendo una domanda alle 12.05, subito prima della pausa pranzo, quando l'intera classe si sta già lanciando verso il ristorante universitario per risparmiarsi qualche pallosissimo minuto di fila (più che fila, "ressa informe senza esclusione di colpi" rende meglio l'idea), o alle 17.35, dopo otto ore di lezione, quando tutti hanno già indossato la sciarpa e la cuffia e non vedono l'ora di tornarsene a casa (o, per coloro la cui casa è la Bourgeonniere, alla sala internet)? Esché vusavé de chestion? Bon, on s'arrête là!

lunedì, novembre 13, 2006

DS

Ore 8, DS di METCO. Tradotto, c'est à dire che abbiamo avuto il nostro primo esame scritto (Metodologie de Conception, di cosa tratti devo ancora capirlo), più simile se vogliamo a un compito in classe che a un esame universitario. In effetti, pur senza aver mai sostenuto degli esami (leggi: senza aver studiato una bella favona), abbiamo già superato con successo tre o quattro corsi, il tutto semplicemente collaborando, si fa per dire, con dei francesi a qualche lavoro di gruppo, o tutt'al più facendo una ricerchina da scuola media su Google (con molte foto, che si fa bella figura e occupano un sacco di spazio). Volendo solamente ricevere la borsa di studio potremmo già ritenerci abbondantemente a posto e dedicarci assiduamente al turismo! In ogni caso, torniamo a noi. Non avendo ovviamente studiato alcunché fino a due giorni prima (cioè, sabato ho cominciato a farmi un'idea di cosa avrei dovuto studiare a partire da domenica pomeriggio), la serata di domenica ha visto una task force italo-brasiliana finalizzata a chiarire i dubbi più sostanziali (thanks to Brono, l'unico a non avere esami l'indomani, che ha cucinato una chilata di spaghi al pesce per tutti), seguita da una non-stop di studio in solitaria terminata verso le 4.45 del mattino. Dopo due succulente ore di sonno, eccomi dunque fresco come una rosa e carico come una molla (si può immaginare), pronto alla battaglia. Tralasciando il compito in sé, non particolarmente memorabile, è stato interessante notare l'atteggiamente dei francesi: INCREDIBILE! NON CI PENSANO NEMMENO A COPIARE! Mentre io e il Teba abbiamo ovviamente condiviso quante più informazioni possibili, come per un istinto compulsivo, tutti 'sti transalpini, non necessariamente per eccesso di erudizione quanto piuttosto, parrebbe, per una propensione culturale, se ne sono stati buoni e zitti al loro posto, senza che nessuno facesse una sola domanda al professore neanche circa le parti meno chiare, quando in Italia, davanti allo stesso compito, ci sarebbe stato un buon cinquanta percento dei presenti che avrebbe alla fine costretto il professore a fare quantomeno una comunicazione generale chiarificatrice, tra sconforto ostentato e svenimenti collettivi! Insomma, polleggio!

Fabrizio Quadrato, Oliviero Selvaggio e Geronimo Friabile

Quando uno dice che questi francesi sono quantomeno strani, non è che dice così per dire! Ma ci si può chiamare in maniere così assurde? I latini dicevano nomen omen, quantomeno questi sono nomi scemi! Non è mica una questione di traduzione, questi si chiamano così sul serio! Roba da rimanare allibiti. A uno che si chiama Geronimo Friabile, per dire, cosa gli vuoi fare? Puoi solamente stringergli la mano e dirgli: "Ti stimo".

lunedì, novembre 06, 2006

...e miceti allucinogeni!


Sabato mattina, gastroenterite o no, si parte, comunque in condizioni fisiche nettamente migliorate, alla volta di Paris! Ma scesi nel cortile della Bourgeonniere, uno spettacolo fiabesco ci accoglie. Il prato è infatti disseminato di un tappeto di coloratissime amanite muscarie, la cui sopravvivenza così duratura può essere attribuita solamente all'ignoranza degli abitanti della cité circa le sue mirabolanti doti. Sentendoci già trasportati nel mondo degli ippopotami rosa con il tutù, vorremmo raccoglierle tutte per poi quantomeno rivenderle a qualche decina di euro al grammo, ma alla fine non ce la sentiamo di turbare un così bel fenomeno naturale, e ci limitiamo a fotografare dettagliatamente questi eleganti miceti che avevamo finora visto soltanto nei cartoni animati e nei coffee shop di Amsterdam.