lunedì, febbraio 02, 2009

Superbol XLIII

La mia immersione nella cultura nord americana non avrebbe naturalmente potuto essere completa se non avessi fatto del mio meglio per celebrare nella maniera più adeguata l'evento sportivo per eccellenza per ogni cittadino a stelle e strisce che si rispetti (un po' meno per i cittadini a foglia d'acero, ma facciamo finta di niente). Fedele al modus operandi del ggiòvane 2.0 creo un evento facebook invitando tutti i miei conoscenti potenzialmente interessati, e ci si accorda in men che non si dica sul trovarsi presso un enorme pub multi-livello e multi-edificio fornito di tanti schermi televisivi quante sedie. L'offerta di un buffet all-you-can-eat per 10$ non richiede una valutazione molto ponderata prima di essere accettata con entusiasmo. Due hot dog conditi con fagioli, formaggi vari e altre misteriose sostanze grasse e dall'odore pungente fanno da contorno ad una mezza dozzina abbondante di carnose ali di pollo in salsa, due panini prosciutto e formaggio e una pioggia di nachos multicolore. Una volta raggiunto il livello di guardia, la comparsa di crocchette di pollo fritte in agrodolce al sesamo sconvolge i piani e richiede un ulteriore, eroico sforzo al coraggioso esploratore dell'occulto, costringendolo ad innaffiare il tutto con un paio di litri di liquidi di varia natura oltre che a un poderoso abbiocco all'inizio del terzo quarto di gioco.
Nel frattempo il colossale show, che si dilunga tra nani, ballerine, cantanti premio Oscar con la famiglia sterminata da un pazzo omicida ed equipaggi di aerei miracolosamente ammarati, non ha ancora lasciato il campo alla sua appendice costituita dalla partita, confinata tra una serie infinta di spot concepiti esclusivamente per l'occasione e un concerto di Bruce Springsteen. La partita. Ricordo di aver denigrato il baseball, arrivando addirittura a privarlo del titolo di "sport". Lungi dal ricredermi circa il suddetto passatempo per panciuti individui imberrettati (non soltanto quelli seduti sugli spalti), mi trovo ora in qualche imbarazzo nel descrivere un gioco che consiste nel disporre in campo nove negri dal collo taurino, i bicipiti rocciosi e bardati come le truppe di terra NATO in Afghanistan investendoli del compito di tenerne a bada altri 11 altrettanto enormi mentre un bianco si adopera per far arrivare la palla ad un altro negro che corre come una gazzella. La demenzialità della situazione non può che eccitare a dismisura l'indigeno amante di birra e barbeque, che apprezza e sottolinea con ululati entusiasti le effettivamente rimarchevoli gesta atletiche dei concorrenti. Neanche a dirlo, il match si conclude con uno spettacolare touchdown volante millimetrico a una manciata di secondi dal termine, che sancisce la vittoria della squadra favorita per la quale, cosa inusuale, mi ero deciso a parteggiare tiepidamente, non sentendomela di tifare, per ovvi motivi onomastici, per gli Arizona Cardinals. E come ha sentenziato uno dei presenti a 3 minuti dalla fine, a prova della grande competenza e passione che tutti ci animava: "Ah, ma allora sono i bianchi!".

giovedì, gennaio 22, 2009

I conti della serva

Abbandonando per un momento la sua funzione ludico-antropologica, il blog sente oggi la necessità impellente di calarsi nel ruolo di importante servizio sociale. Un ruolo che in un paese democratico ed evoluto dovrebbe essere ricoperto dai mezzi di informazione, i quali però, come conferma il nostro premier, non sono attualmente degni di un paese civile. Si è dunque costretti, nostro malgrado, a ricostruire gli eventi, finanche quelli di politica interna, affidandosi a quotidiani stranieri di risaputa impostazione comunista, come ad esempio il Financial Times. A vantaggio pertanto di tutti coloro che, come chi scrive, pur sentendo una gran puzza di fregatura non erano riusciti a ricostruire cosa fosse successo esattamente nella vicenda Alitalia da un anno a questa parte, quanto segue, tratto da un articolo del 12 gennaio 2009, fornirà un quadro sintetico e preciso, così, tanto per cercare chiarirvi le idee e farvi incazzare un po' di più.

A marzo 2008, Air France offre 140 milioni di euro per comprare Alitalia accollandosene anche i debiti ammontanti a 1,2 miliardi di euro. Berlusconi, all'epoca all'opposizione, aizza i sindacati e costringe Air France a ritirare l'offerta sparando la minchiata della cordata italiana. Nel frattempo pare che Prodi fosse impegnato in una sfida a nascondino con Veltroni e Rutelli. Quest'ultimo non è ancora stato trovato.
In dicembre, Berlusconi ha finalmente trovato la cordata italiana. E vorrei anche vedere, visto che gli ha promesso che gli regalerà una barca di soldi (stranamente, non suoi). Vediamo come: Alitalia viene divisa in due parti, una sana, o meglio ancora viva, ed una che consiste sostanzialmente in 600 milioni di euro di debiti più qualche migliaio di esuberi da smaltire. La parte sana viene venduta al consorzio italiano CAI (un gruppo di imprenditori integerrimi presieduto da Roberto Colaninno, condannato a quattro anni e un mese di reclusione per bancarotta nel 2006, pena condonata grazie all'indulto) a fronte di un esborso di 427 milioni di euro. CAI acquista inoltre AirOne (sull'orlo del fallimento) per una cifra stimata intorno ai 300 milioni di euro.
Un mese dopo, Air France acquista il 25% di CAI per 320 milioni di euro. Il che porta, come per magia, il valore di CAI a 1,3 miliardi di euro! Air France stima inoltre che l'investimento le frutterà 280 milioni di euro l'anno.
Tirando le somme, CAI ha sborsato circa 700 milioni di euro e venduto il 25% delle sue quote per 320 milioni, non male; per la stessa cifra AirFrance, che era disposta a sborsare 140 milioni accollandosi 1,2 miliardi di debiti, ha acquistato un quarto di una compagnia sana, un bell'affare anche questo. Berlusconi, cacciando dalla porta i Francesi che sono poi rientrati dalla finestra, ha fatto la figura del salvatore della patria agli occhi degli spettatori del Tg1, nonostante questo sia controllato dai comunisti di cui sopra. Lo Stato Italiano ha incassato 427 milioni accollandosene 600 di debiti, quando avrebbe potuto chiudere l'operazione un anno fa con un attivo di 140 milioni e risparmiarci una non indifferente quantità di pugnette. Insomma, indovinate chi è che l'ha presa nel culo alla fine.

martedì, gennaio 20, 2009

Back to school

Poiché sembra che un epilogo dell'inaspettato sciopero degli assistenti che ha bloccato ogni attività didattica dal lontano 6 novembre 2008 sia ormai alle porte, è il caso di fare il punto sull'offerta formativa del sistema scolastico canadese, un argomento dal quale i miei numerosi ed affezionati lettori saranno senza alcun dubbio tanto distanti e poco informati quanto avidi di notizie. Vediamo dunque nel dettaglio quali sono e come si presentano i corsi che ho frequentato durante la prima parte del quadrimestre autunnale, e che sono ora congelati in attesa della conclusione delle sempre avvincenti controversie sindacali.

ITEC 3020 Web Technologies

Si tratta di un corso di informatica alquanto elementare la cui principale caratteristica è quella di essere tenuto da un umarell proveniente da una zona non meglio precisata del mai abbastanza rimpianto blocco sovietico. Costui, oltre a punteggiare le sue noiosissime lezioni con battute apparentemente esilaranti a giudicare dall'ilarità suscitata nei presenti, è in lotta aperta con le forze oscure del Senato Accademico, che mettono bocca sullo schema di valutazione del corso impedendogli di far sì che una ricerchina a scaletta prefissata con tema "Il Social Networking" valga per il 30% del voto finale. Si rifà alzando indiscriminatamente i voti dell'esame parziale perché insoddisfatto dell'esito generale.

ITEC 4020 Internet Client Server Systems

Idealmente collocato nell'anno di studio successivo al precedente, il corso, del quale è titolare un docente rumeno detentore in passato di una cattedra al Politecnico di Torino, ha invece la pretesa di toccare in 40 ore di lezione tutto lo scibile in materia di progettazione e gestione di siti internet. Agli studenti riuniti in gruppi è richiesto, dopo aver letto qualche sintetico capitolo da uno scarno manuale e aver ricevuto l'illuminazione da parte dello spirito santo, di creare e gestire un'architettura client-server che supporti un sito internet dotato di tutte le tipiche caratteristiche dei social network di cui pullula il web 2.0. In questo contesto, mi sono specializzato nella selezione degli sfondi per i power point con l'ausilio dei quali vengono presentati di volta in volta alla classe i progressi del gruppo nello sviluppo del sito.

ADMS 4370 Data Analysis Systems

Tenuto da una minuta professoressa asiatica di nome Ng la cui flebile voce è difficilmente udibile da una distanza superiore al metro, e quindi anche dalla prima fila, da cui comunque a scanso di equivoci mi tengo ben lontano, la materia è dedicata all'utilizzo di uno specifico software di gestione dei database per mezzo del quale è possibile effettuare analisi di tipo statistico su campioni numerici di qualsiasi genere. La peculiarità di questo insegnamento riguarda l'elevato numero di esercitazioni che vengono assegnate nel corso del quadrimestre, le quali richiedono di estrapolare dai dati forniti, utilizzando un opportuno linguaggio di programmazione, indici e coefficienti vari e di utilizzarli per inferire sul comportamento dei fenomeni di volta in volta studiati. L'aspetto negativo è che il nesso tra un p-value minore di 0.005 e una maggiore incidenza dei disastri aerei nello stato del Nebraska continua a rimanermi del tutto oscuro, quello positivo è che ho smesso di preoccuparmene, perché per quanto mi arrovelli per fornire delle risposte sensate ottengo invariabilmente 3 punti su 4 su un totale finale di 100 punti.

ADMS 4460 Organizational Development

Altrimenti detto Sviluppo Organizzativo, è questo per il momento l'unico corso di area economico-manageriale, e tratta l'argomento del miglioramento dei processi e della struttura delle organizzazioni, in particolar modo nei momenti di crisi. Il docente è un istrionico Gallese il quale, fedele al metodo anglosassone, ormai applicato con crescente entusiasmo in tutto il mondo accademico, specie nelle discipline più astratte, da un lato fa sfoggio della sua loquela con discretto diletto dell'uditorio, dall'altro coinvolge gli studenti nella discussione, dando modo anche ai più timidi di sparare le minchiate più clamorose senza che nessuno batta ciglio, tanto più o meno ci si prende sempre. La classica materia, dopo le già apprezzate Economia e Organizzazione Aziendale L-B, Gestione Aziendale L e Comportamento Organizzativo LS, i cui argomenti rientrano immancabilmente in una delle due seguenti categorie: le banalità e le stronzate; o, nella maggior parte dei casi, in entrambe.

CSE 4214 Digital Communications

Insegnata da un giovane professore capace di presentarsi a lezione abbigliato come il Duma, è senza dubbio la materia più tecnica ed ingegneristica dell'intero pacchetto, e si dipana tra lunghi integrali che trascrivo fedelmente e labili nessi logici con il mondo reale che riempiono di vuoto il mio sguardo ma che non sfuggono ai miei colleghi che anzi intervengono anticipando e talvolta correggendo le deduzioni del docente. La platea è composta dalla più densa ed incallita schiera di nerd con cui mi sia mai capitato di condividere la stessa stanza (questo perché non ho mai partecipato ad un live di Vampiri). Uno dei suddetti individui è inoltre solito presentarsi accompagnato da un insulso cane di piccola taglia che non si astiene dall'abbaiare di tanto in tanto e dall'emettere disgustose flatulenze, ciò che fa sì che ci si riferisca alla classe in questione come "the dog class".

venerdì, gennaio 09, 2009

lunedì, dicembre 22, 2008

martedì, dicembre 02, 2008

Fish & chips

Ovvero: grazie mamma per avermi fatto italiano!
Oggi sono andato mangiarmi un abbondante haddock ricoperto da tanta pastella quanto era il suo peso, servito su un letto di grondanti patate fritte e generosamente irrorato di salsa tartara. Poi la cosa carina è che, incluso nel prezzo, ti prenotano trapianto di fegato e bypass coronarico, e per quando hai finito di mangiare tutto c'è già l'ambulanza che ti aspetta fuori.

lunedì, novembre 24, 2008

Spettacolo

Sabato sera, si esce in formazione base, due soli elementi agili e cinici, pronti ad adattarsi all'evolversi delle circostanze senza l'inerzia tipica dei gruppi numerosi. Gli ingredienti perfetti per serate spettacolari. Ore nove, appuntamento al locale Tex-Mex con finalità prettamente alcolica per chi è solito cenare ad orario germanico, gastronautica per le persone normali. Piatti stracolmi e colorati decorano ognuno dei tavoli intorno al nostro, l'obiettivo prefissato è quello di riuscire ad ordinare la portata col migliore rapporto porcata/prezzo. Missione compiuta, dal momento che per una dozzina di dollari mi faccio portare una montagna di Supreme King Nachos addobbati con un'interminabile serie di condimenti dal guacamole alla carne in salsa piccantissima passando per i fagioli, le cipolle, i peperoni e la crema di formaggio che richiederanno notevoli impegno e dedizione per essere fatti sparire dal piatto, a qualsiasi costo. Perché si sa, è una questione di principio. Nel frattempo, mentre lotto eroicamente contro i conati di vomito, il mio compagno di serata inizia a manifestare interesse misto a preoccupazione per certe slumate indirizzategli da una tizia procace che siede alle mie spalle e al fianco di un tizio enorme. Quando quest'ultimo si alza repentinamente venendogli incontro vedo il terrore balenare nei suoi occhi per un istante, subito spazzato via da un sospiro di sollievo: "uff, è gay!". Il tizio, orecchino sparluccicante, camicia nera, tergisudore nero al polso e pantalone in pelle nera, è professionale messaggero, forse di lunga esperienza: "la mia amica dice che sei figo, è il momento di andare fuori a fumare una sigaretta". Sempre fedeli al motto "non è il caso di essere scortesi", lascio il mio amico al suo dovere e mi faccio prestare la bici per fare nel frattempo una gita fino al bancomat. Nel preciso istante in cui usciamo, naturalmente, inizia a nevicare a vento noncurante dei 18 gradi di fino a due giorni prima, i quali mi avevano indotto ad uscire di casa leggerino, cioè con solo due maglioni e un impermeabile sopra le due magliette. Di ritorno al ristorante mi ricongiungo al mio socio, e insieme ci dirigiamo verso il vicino locale, dove, mi spiega, ha invitato la suddetta tipa a raggiungerci più tardi. Locale dove, tuttavia, già un'altra tipa avrebbe dovuto ben presto raggiungere il mio amico. Disorganizzato o amante del rischio? Sprovveduto o fine conoscitore delle leggi della statistica? Sarà la Storia a dirlo.
Ben presto la tipa del Tex-Mex fa il suo ingresso seguita soltanto dal suo amico. All'improvviso la prospettiva di una serata a quattro si fa inquietante per me vista l'iniqua distribuzione delle attitudini sessuali dei presenti. Il tempo di scambiare due parole e il mio compare mi si rivolge con sguardo inquieto profferendo un "oddio, questa qui è una che sa esattamente quello che vuole!". Annusata l'aria, mi alzo immediatamente, un attimo prima di rimanere invischiato in una situazione imbarazzante. Vado in giro per il locale divertito dalle circostanze, incrociando le occhiate ammiccanti del panterone nero, e interrotto di tanto in tanto dal mio amico che, complice la presunta incontinenza della sua amica, una siculo-canadese dai modi piuttosto spontanei, viene sempre più agitato a chiedermi consiglio su come evitare un tragicomico incontro a tre con la sopraggiungente invitata. Incontro che peraltro il sottoscritto non può che stare pregustando con impazienza, promettendo questo di mettere la ciliegina sulla torta di una serata da top-ten dell'assurdo. Ma le ore passano, la situazione non si evolve, e tra due chiacchiere con qualche altra cliente del locale tanto per passare il tempo e una canzone dei Vampire Weekend, finalmente la tipa toglie il disturbo insieme al suo silenzioso accompagnatore. Giusto in tempo per ricevere un sms di scuse dall'altra tipa che dice di non essere riuscita a finire di lavorare in tempo. E, ballando sulle note delle ultime canzoni prima di essere sbattuti fuori dal locale e andare a fare i conti con i Nachos di qualche ora prima nell'intimità delle proprie stanze, ci si può anche togliere la soddisfazione di rispondere, sollevati, con un classico "peccato che tu non sia venuta, sono stato qui ad aspettarti per tutta la sera!".

domenica, novembre 09, 2008

Trip

Il week-end cominciato martedì sera a causa dello sciopero degli assistenti e dei ricercatori che ha bloccato l'università, ha permesso di rallentare il ritmo e di ricaricare le batterie. Venerdì, al terzo giorno consecutivo di cazzeggio indisturbato, decido di partire in tarda mattinata per una gita nell'ancora inesplorata parte est della città. La meta, del tutto pretestuosa, è uno snack bar indicato, con buona ragione, come il ristorante più economico di tutta Toronto. Inforcata la bici, il tempo di preoccuparsi per la sua scarsa capacità frenante ed ecco che salta all'occhio l'innaturale oscillazione del pedale destro. Troppo poco per fare desistere l'intrepido esploratore dell'ignoto. Qualche chilometro in direzione di Bologna più tardi, oltrepassato il fiume che sfocia nel lago Ontario sembra di sbarcare nell'America un po' stanca e trasandata dei fratelli Coen. Proprio all'angolo tra due grigie strade trafficate sta una scaletta che conduce ad una porta sopra la quale campeggia l'insegna “Gale's Snack Bar”. Verrebbe da dire che varcata la soglia ci si ritrovi trasportati direttamente negli anni cinquanta, se non fosse che per l'appunto l'arredamento tradisce impetosamente i suoi cinquant'anni di età. Clientela colorita alla vista e all'olfatto, pavimento sconnesso, sgabelli tondi in similpelle arancione, tavoli infilati tra panche dello stesso colore, registratore di cassa d'antiquariato e bricco del caffè come da migliore tradizione cinematografica (i rabbocchi sono gratuiti) fanno da corollario alla tavola gialla del menu affissa dietro al bancone: fetta di torta, 85 centesimi; fetta di torta con gelato, 1 dollaro e quindici centesimi; club sandwich, 1 dollaro e 95 centesimi. Essendo in vena di scialacquare, mi concedo un panino al tacchino, 3 dollari, che naturalmente viene servito d'ufficio con patate fritte. Soddisfatto, mi metto sulla via del ritorno, e come da copione il pedale traballante, le cui condizioni si erano fatte via via più precarie pur senza che la mia determinazione ne risentisse, cede definitivamente a un paio di chilometri da casa. Che raggiungo con calma, non prima di una lunga sosta tra gli splendidi negozi di abbigliamento vintage di Kensington Market. A seguire, serata in locale con musica anni 80. E mi tocca andarci a piedi.

sabato, novembre 01, 2008

Halloween

Dopo essermi svegliato mercoledì mattina e aver trovato il campus imbiancato da una discreta nevicata autunnale, mi alzo dal letto due giorni dopo e il termometro dice 19° C. Il buonumore dovuto alla singolare prospettiva di vedere pinguini saltellare allegramente tra le palme da cocco nei prossimi mesi è però mitigato dalla consapevolezza di essere costretto tra le mura domestiche dall'ennesimo compito a casa del valore del 3% del totale finale da consegnare in serata. Tra una bestemmia e l'altra mi metto all'opera sbirciando dalla finestrella il sole che tramonta impietoso su quello che in teoria dovrebbe essere il mio venerdì libero. Per consolarmi del triste pomeriggio, verso le otto mi reco in un locale tipico a guardare la partita del Mago mangiando ali di pollo alla griglia con salsa all'aglio. Al tavolo di fianco al mio siedono Mario, Luigi, la Principessa Peach e il Fungo Toad. Finita la partita monto in sella e, sfrecciando tra zombie, vampiri ed infermiere sexy di vario genere, raggiungo il party di Halloween che ha luogo in un appartamento con pareti vetrate al ventunesimo piano di un grattacielo in pieno centro. Nonostante la mia principale preoccupazione sia quella di trovare una cannuccia che mi permetta di bere comodamente, tutti sembrano apprezzare molto la mia maschera e continuano a chiedermi che personaggio sono. I più esperti si arrischiano provando a citare qualche titolo di film che non conosco. Il mistero sembra destinato a rimanere irrisolto.

venerdì, ottobre 31, 2008

Decent family man

Woman: I don't trust Obama. I have read about him and he's an Arab.

Sen. John McCain: No ma'am, no ma'am. He's a decent family man, citizen that I just happen to have disagreements with on fundamental issues. That's what this campaign is all about. He's not, thank you.

domenica, ottobre 26, 2008

1 mese 25 giorni 2 ore e 4 minuti

Tutto sommato ho resistito abbastanza. Ma si sapeva che prima o poi sarebbe successo. Il doloroso incontro tra l'architrave e la mia scatola cranica.

giovedì, ottobre 23, 2008

ATTENDANCE AND PUNCTUALITY AND GROUND RULES

Students should attend all class sessions. As examinations are based on material covered in class as well as other material, failure to attend class will likely result in poorer performance.

Students are expected to be in class on time. Persistent late arrival will impact participation grade.

Students who use computers in class for activities other than that related to the class will receive a grade penalty.

There will be no eating in class. Any student arriving in class with lunch/dinner etc will be asked to leave and not allowed to return.

Mobile phones should be switched off. On the second occasion a mobile phone rings in any given class session the remainder of the class will be abandoned.

mercoledì, ottobre 22, 2008

Manteniamo la calma

Alle tre del pomeriggio, fa due gradi e nevica. Tutti gli stranieri sono incredibilmente eccitati, mentre gli autoctoni vanno in giro in maglietta. O indossano una felpina, se proprio sono freddolosi.

Quando ti manca il sudoku

Sabato sera ero invitato a una festa in una stanza al campus. Per arrivare, un'ora e mezza di tempo, quasi interamente trascorsa a ringraziare Allah di non vivere in quel posto di merda.

lunedì, ottobre 13, 2008

Algonquin is burning

Facciamo un week-end al parco naturale.
Evviva il parco naturale.
Ci immergiamo nella natura.
Bisogna noleggiare le macchine e prenotare i cottage.
Facciamo organizzare tutto agli altri perché non abbiamo lo sbatti.
Il noleggio è in culo al mondo.
I cottage sono in culo al mondo.
Amo il cambio automatico perché fa tutto da solo.
Odio il cambio automatico perché fa tutto da solo.
Amo il cruise control perché è una sborata.
Che cazzata il cruise control.
Che bella la stufa a legna.
Che freddo porco con la stufa a legna e cinque gradi fuori.
Questa legna è umida mettiamola sopra la stufa per farla asciugare.
Hai lasciato la luce accesa in casa? No. Allora casa tua sta andando a fuoco.
Come fa uno a immaginarsi che la legna appoggiata sulla stufa rovente prende fuoco.
Scusa scemo io.
Vedo il mio respiro che si condensa da sotto le coperte.
Se davo fuoco al mio cottage almeno avevo più caldo.
Indosso tutti i miei indumenti uno sopra l'altro.
Che bello il colore delle foglie in autunno.
Che bello l'autunno canadese quando ti coglie di sorpresa in mezzo a un parco naturale senza riscaldamento.
Che bella la passeggiata nella foresta di aceri.
Che bella un'altra passeggiata nella foresta di aceri.
Che due maroni 'sti aceri.
Che bello il barbecue intorno al fuoco.
E' finito il pane che buono il panino di hamburger ripieno di cipolle.
Che buoni i marshmallows.
Che porcata i marshmallows.
Speriamo di avvistare qualche alce.
Anche un orso andrebbe bene.
Anche un castoro andrebbe bene.
Carino lo scoiattolino.
Che sfigati sti scoiattolini.
Che poi alla fine sono topi con la coda pelosa a righe.
Che bello questo panorama.
Bello il panorama, ma guido da tre ore e tutti dormono.
Che palle guidare per quattro ore e mezza.
Bastardi almeno non dormite.

martedì, settembre 30, 2008

Italiano, terrone che amo

La vita da emigrato, si sa, è sempre dura. Separarsi dalle proprie abitudini nei diversi ambiti della vita quotidiana, dalle più radicate alle più superflue, costa fatica e può causare stress, malumore e spaesamento. Per questo è sempre consigliabile garantirsi una certa dose di certezze, sulle quali poter contare e nelle quali potersi rifugiare quando tutto intorno a sé sembra distante ed ostile.
Inevitabilmente, nel mio caso, la scelta è caduta sul campo alimentare. Pur tenendo alta la bandiera del gastronautismo, più che mai a suo agio in un paese nel quale alla sostanziale assenza di una cucina locale fa da contraltare un'offerta gastronomica praticamente onnicomprensiva, la mia spesa al mercato si rivela degna del più tradizionale esemplare italiota, con tanto di canottiera sudata e catenina d'oro al collo. Non mancano dunque nella mia credenza: olio De Cecco, pasta e sugo Divella, Grana Padano (in assenza del Parmigiano Reggiano, non me ne vogliano i puristi), acciughe di Cefalù e gli indimenticabili crackers Doriano, quelli che mi fanno sentire ancora al piano nobile del Minghetti durante l'intervallo. L'apoteosi qualche giorno fa, quando, entrando nel negozio di formaggi, mi cade l'occhio, dentro al frigo, su di una forma che mi appare subito familiare. Mi avvicino, e non posso non distinguere a chiare lettere la scritta piave impressa sulla crosta. Il Piave, quel formaggio veneto che a Bologna non lo trovi e lo devi andare a comprare apposta ad Alleghe. Gli occhi umidi, chiedo di tagliarmene una fetta. Me ne fa assaggiare un po', lo metto in bocca commosso mentre il commesso mi chiede: "così va bene?". Facciamo un po' di più, gli dico, trattenendo le lacrime. A posto così? Sì grazie, quant'è. Tredici dollari. Non ce la faccio più, e piango. Ma è stato bellissimo.

martedì, settembre 09, 2008

In effetti alla sera non so proprio cosa fare

Sabato, sveglia a mezzogiorno e pomeriggio sperperato malamente davanti al computer tra skype e i soliti quattro siti in croce. Di tanto in tanto mi viene in mente qualcosa di utile da controllare, così a un certo punto finisco sulla pagina del mio armonicista preferito, pensando che magari, in otto mesi, almeno una volta gli capiterà di suonare da queste parti, o a me di capitare dalle sue (dopo che con sommo rammarico mi ero perso la sua esibizione a Rovigo di un anno fa [bastardi nessuno c'è voluto venire!]). Controllo la lista dei concerti, ce ne sono giusto una dozzina di cui la metà in Nuova Zelanda. Il primo, però, è in Ontario. Guardo la data: è stasera. Cerco il posto: 20 minuti di metropolitana dal centro. Piango per l'emozione.
Sulle prime rimango spiazzato, avevo accettato l'invito ad un party etilico alle nove al quale intedevo far infiltrare una comitiva di tedeschi, e ad un afterhour jazz dall'una in poi. Decido infine di sbattermene, corro in stazione, prendo il treno e giungo nella sperduta località in cui ha luogo il festival blues. Assisto al concerto immerso in una platea costituita esclusivamente da migliaia di umarells, ciascuno dei quali si era portato da casa la sedia pieghevole e un bel giubbino (anzi, giubino), perché si sa che alla sera fa freschino, specie in riva al lago. Il mitico Charlie sembra un ragazzino, suono pulito e voce che si scalda canzone dopo canzone. Faccio ritorno a Toronto downtown giusto in tempo per trovarmi all'appuntamento al baretto jazz abusivo, dove incontro i tedeschi entusiasti della festa alla quale si erano sportivamente presentati come miei amici tra lo stupore dei presenti. Il posto si va via via riempiendo di note e di gente assurda, finché verso le quattro, quando ormai non si riesce più a muovere un passo e tantomeno ad ascoltare la musica, decido di fare ritorno a casa. Una bella camminata di mezz'ora, due procioni che mi guardano da un albero di fronte casa. Che storia.

giovedì, settembre 04, 2008

Paese che vai, usanze che trovi

Finalmente spensierato e libero di sputtanarsi le giornate come più gli aggrada, il vostro antropologo preferito ha deciso di calarsi nella cultura nordamericana trascorrendo una serata all'insegna delle più veraci tradizioni indigene. Il programma, con inizio nel tardo pomeriggio, era così concepito. Cena in un ristorante tipico, Kentucky Fried Chicken. Siccome ci tengo a non sembrare un turista schizzinoso che non si fida della gastronomia del posto, mi faccio dare il panino più ripieno possibile con supplemento di tutte le salse che mi vengono offerte, compreso un barattolo da 100 ml di uno strano sugo marrone al sapore di pollo dentro al quale, per non sbagliare, inzuppo tutto quello che mi capita a tiro, esclusa la Pepsi. Seppure stordito dall'acidità di stomaco mi lancio di corsa all'appuntamento con i colleghi internazionali, giungendovi con quindici minuti di ritardo, ovvero appena in tempo per aspettarne altri cinque prima di vederli arrivare serafici annunciando di aver tardato per cenare. Si prende posto nei nosebleeds e si apprezza il panorama della CN Tower che sovrasta l'arena. Dopo gli undici interminabili inning necessari a decretare un vincitore, la considerazione principale che emerge è sostanzialmente una: il baseball non è uno sport. Si tratta in realtà di una trovata di marketing diabolicamente congegnata dai produttori di patatine e bevande gassate, non esiste alcun'altra spiegazione. Per dare un'idea delle sensazioni suscitate dallo spettacolo utilizzando un paragone accessibile, si immagini di assistere ad una sfida ai calci di rigore della durata di oltre tre ore e mezza, resa più varia da jingle sparati a tutto volume tra un tiro e l'altro e da regole spesso apparentemente prive di ogni logica. Inevitabile di conseguenza il ricorso compulsivo ad attività quali il saluto isterico al maxischermo e il consumo di grassi saturi di varia origine, alle quali la partita sembra limitarsi a fare stancamente da contorno. Meritevole, a onor del vero, il momento in cui il tetto semovente dello Skydome si è chiuso sopra le nostre teste tra scenografiche rotazioni e scorrimenti di carrelli e lamiere. Ed infine, sulla solitaria strada di casa, non poteva mancare una sosta per chiudere in maniera coerente l'esperimento culturale, rifornendosi di una bella ciambella glassata al cioccolato. (avviso ai parenti: le abitudini alimentari descritte sono state enfatizzate e sono da ritenersi comunque non rappresentative della normale dieta dell'autore)

martedì, settembre 02, 2008

La mia vita su Craigslist

Dopo una pausa estiva più lunga del solito riapre i battenti Ciavemoimoscioli nell'accattivante versione canadese (in tutto e per tutto identica a quelle nantese e bolognese, salvo per l'ambientazione più esotica delle stronzate in esso contenute).
La vita delle ultime due settimane, per quanto ricca di avvenimenti curiosi ed eccitanti bastanti per riempire pagine e pagine di cronaca (e di cui invece, ahinoi, non rimarrà nessuna testimonianza ai posteri) ha ruotato sostanzialmente intorno alla necessità di scacciare la sempre più inquietante prospettiva di una vita senza fissa dimora alla mercé del tanto paventato benché non ancora incombente inverno torontiano. Vale pertanto la pena di illustrare il funzionamento del mercato immobiliare nell'area urbana di Toronto, il quale ha dettato i ritmi delle mie recenti giornate con implacabile severità. Ecco dunque a voi la

Guida essenziale per l'aspirante possessore di un posto letto a Toronto downtown

1) Craigslist non è un sito di annunci. E' una chat.
2) Inviare e-mail non sarà perciò di alcuna utilità. Sessanta secondi per inviare il messaggio con copia e incolla sono troppi anche se leggi l'annuncio in tempo reale. Per allora la camera sarà già stata affittata.
3) E' necessario pertanto disporre di un telefono, in quanto non esiste di fatto nessun modo alternativo per procurarsi un appuntamento.
4) Essere di madrelingua inglese potrebbe non essere sufficiente per sostenere una conversazione telefonica con un padrone di casa coreano o indiano.
5) Il centro di Toronto richiede circa due ore per essere attraversato a piedi, il che favorisce l'abbinamento della ricerca di una casa con un programma di preparazione atletica agonistico.
6) Ora che finalmente stai visitando una camera, non illuderti. Qualcuno l'ha già vista prima di te.
7) Se nessuno l'ha ancora vista, gli altri coinquilini sceglieranno comunque qualcun altro al tuo posto, anche se è arrivato dopo.
8) Le uniche opportunità disponibili si presenteranno a due a due. Ciò farà sì che tu le perda entrambe.
9) Mentre prendi confidenza con i punti dall'uno all'otto, ci si renderà conto che gli ostelli sono completamente prenotati di lì a due settimane, e che alberghi a meno di 150$ a notte non se ne trovano.
10) Dopo aver versato sangue, sudore e lacrime sei finalmente riuscito in qualche modo a trovare un alloggio. Complimenti! Ora non ti resta che vagare per le stradine residenziali raccogliendo articoli di arredamento in disuso messi a disposizione dei passanti dai precedenti proprietari. Avvertenza: per i divani a due piazze, se si è sprovvisti di un mezzo di trasporto sufficientemente capiente o quantomeno di un sodale abbastanza robusto, è consigliabile rifornisi esclusivamente nel raggio di poche decine di metri dalla propria abitazione. Abitare in un seminterrato renderà inoltre più facile il trasporto del divano medesimo al piano di competenza.

sabato, luglio 12, 2008

Volevo ben dire

Veltroni ci spiega che "posizioni come quelle della Guzzanti hanno portato Alemanno in Campidoglio". Per fortuna. Quasi m'era venuto il dubbio che per una volta non fosse colpa della sinistra.