martedì, settembre 30, 2008

Italiano, terrone che amo

La vita da emigrato, si sa, è sempre dura. Separarsi dalle proprie abitudini nei diversi ambiti della vita quotidiana, dalle più radicate alle più superflue, costa fatica e può causare stress, malumore e spaesamento. Per questo è sempre consigliabile garantirsi una certa dose di certezze, sulle quali poter contare e nelle quali potersi rifugiare quando tutto intorno a sé sembra distante ed ostile.
Inevitabilmente, nel mio caso, la scelta è caduta sul campo alimentare. Pur tenendo alta la bandiera del gastronautismo, più che mai a suo agio in un paese nel quale alla sostanziale assenza di una cucina locale fa da contraltare un'offerta gastronomica praticamente onnicomprensiva, la mia spesa al mercato si rivela degna del più tradizionale esemplare italiota, con tanto di canottiera sudata e catenina d'oro al collo. Non mancano dunque nella mia credenza: olio De Cecco, pasta e sugo Divella, Grana Padano (in assenza del Parmigiano Reggiano, non me ne vogliano i puristi), acciughe di Cefalù e gli indimenticabili crackers Doriano, quelli che mi fanno sentire ancora al piano nobile del Minghetti durante l'intervallo. L'apoteosi qualche giorno fa, quando, entrando nel negozio di formaggi, mi cade l'occhio, dentro al frigo, su di una forma che mi appare subito familiare. Mi avvicino, e non posso non distinguere a chiare lettere la scritta piave impressa sulla crosta. Il Piave, quel formaggio veneto che a Bologna non lo trovi e lo devi andare a comprare apposta ad Alleghe. Gli occhi umidi, chiedo di tagliarmene una fetta. Me ne fa assaggiare un po', lo metto in bocca commosso mentre il commesso mi chiede: "così va bene?". Facciamo un po' di più, gli dico, trattenendo le lacrime. A posto così? Sì grazie, quant'è. Tredici dollari. Non ce la faccio più, e piango. Ma è stato bellissimo.

martedì, settembre 09, 2008

In effetti alla sera non so proprio cosa fare

Sabato, sveglia a mezzogiorno e pomeriggio sperperato malamente davanti al computer tra skype e i soliti quattro siti in croce. Di tanto in tanto mi viene in mente qualcosa di utile da controllare, così a un certo punto finisco sulla pagina del mio armonicista preferito, pensando che magari, in otto mesi, almeno una volta gli capiterà di suonare da queste parti, o a me di capitare dalle sue (dopo che con sommo rammarico mi ero perso la sua esibizione a Rovigo di un anno fa [bastardi nessuno c'è voluto venire!]). Controllo la lista dei concerti, ce ne sono giusto una dozzina di cui la metà in Nuova Zelanda. Il primo, però, è in Ontario. Guardo la data: è stasera. Cerco il posto: 20 minuti di metropolitana dal centro. Piango per l'emozione.
Sulle prime rimango spiazzato, avevo accettato l'invito ad un party etilico alle nove al quale intedevo far infiltrare una comitiva di tedeschi, e ad un afterhour jazz dall'una in poi. Decido infine di sbattermene, corro in stazione, prendo il treno e giungo nella sperduta località in cui ha luogo il festival blues. Assisto al concerto immerso in una platea costituita esclusivamente da migliaia di umarells, ciascuno dei quali si era portato da casa la sedia pieghevole e un bel giubbino (anzi, giubino), perché si sa che alla sera fa freschino, specie in riva al lago. Il mitico Charlie sembra un ragazzino, suono pulito e voce che si scalda canzone dopo canzone. Faccio ritorno a Toronto downtown giusto in tempo per trovarmi all'appuntamento al baretto jazz abusivo, dove incontro i tedeschi entusiasti della festa alla quale si erano sportivamente presentati come miei amici tra lo stupore dei presenti. Il posto si va via via riempiendo di note e di gente assurda, finché verso le quattro, quando ormai non si riesce più a muovere un passo e tantomeno ad ascoltare la musica, decido di fare ritorno a casa. Una bella camminata di mezz'ora, due procioni che mi guardano da un albero di fronte casa. Che storia.

giovedì, settembre 04, 2008

Paese che vai, usanze che trovi

Finalmente spensierato e libero di sputtanarsi le giornate come più gli aggrada, il vostro antropologo preferito ha deciso di calarsi nella cultura nordamericana trascorrendo una serata all'insegna delle più veraci tradizioni indigene. Il programma, con inizio nel tardo pomeriggio, era così concepito. Cena in un ristorante tipico, Kentucky Fried Chicken. Siccome ci tengo a non sembrare un turista schizzinoso che non si fida della gastronomia del posto, mi faccio dare il panino più ripieno possibile con supplemento di tutte le salse che mi vengono offerte, compreso un barattolo da 100 ml di uno strano sugo marrone al sapore di pollo dentro al quale, per non sbagliare, inzuppo tutto quello che mi capita a tiro, esclusa la Pepsi. Seppure stordito dall'acidità di stomaco mi lancio di corsa all'appuntamento con i colleghi internazionali, giungendovi con quindici minuti di ritardo, ovvero appena in tempo per aspettarne altri cinque prima di vederli arrivare serafici annunciando di aver tardato per cenare. Si prende posto nei nosebleeds e si apprezza il panorama della CN Tower che sovrasta l'arena. Dopo gli undici interminabili inning necessari a decretare un vincitore, la considerazione principale che emerge è sostanzialmente una: il baseball non è uno sport. Si tratta in realtà di una trovata di marketing diabolicamente congegnata dai produttori di patatine e bevande gassate, non esiste alcun'altra spiegazione. Per dare un'idea delle sensazioni suscitate dallo spettacolo utilizzando un paragone accessibile, si immagini di assistere ad una sfida ai calci di rigore della durata di oltre tre ore e mezza, resa più varia da jingle sparati a tutto volume tra un tiro e l'altro e da regole spesso apparentemente prive di ogni logica. Inevitabile di conseguenza il ricorso compulsivo ad attività quali il saluto isterico al maxischermo e il consumo di grassi saturi di varia origine, alle quali la partita sembra limitarsi a fare stancamente da contorno. Meritevole, a onor del vero, il momento in cui il tetto semovente dello Skydome si è chiuso sopra le nostre teste tra scenografiche rotazioni e scorrimenti di carrelli e lamiere. Ed infine, sulla solitaria strada di casa, non poteva mancare una sosta per chiudere in maniera coerente l'esperimento culturale, rifornendosi di una bella ciambella glassata al cioccolato. (avviso ai parenti: le abitudini alimentari descritte sono state enfatizzate e sono da ritenersi comunque non rappresentative della normale dieta dell'autore)

martedì, settembre 02, 2008

La mia vita su Craigslist

Dopo una pausa estiva più lunga del solito riapre i battenti Ciavemoimoscioli nell'accattivante versione canadese (in tutto e per tutto identica a quelle nantese e bolognese, salvo per l'ambientazione più esotica delle stronzate in esso contenute).
La vita delle ultime due settimane, per quanto ricca di avvenimenti curiosi ed eccitanti bastanti per riempire pagine e pagine di cronaca (e di cui invece, ahinoi, non rimarrà nessuna testimonianza ai posteri) ha ruotato sostanzialmente intorno alla necessità di scacciare la sempre più inquietante prospettiva di una vita senza fissa dimora alla mercé del tanto paventato benché non ancora incombente inverno torontiano. Vale pertanto la pena di illustrare il funzionamento del mercato immobiliare nell'area urbana di Toronto, il quale ha dettato i ritmi delle mie recenti giornate con implacabile severità. Ecco dunque a voi la

Guida essenziale per l'aspirante possessore di un posto letto a Toronto downtown

1) Craigslist non è un sito di annunci. E' una chat.
2) Inviare e-mail non sarà perciò di alcuna utilità. Sessanta secondi per inviare il messaggio con copia e incolla sono troppi anche se leggi l'annuncio in tempo reale. Per allora la camera sarà già stata affittata.
3) E' necessario pertanto disporre di un telefono, in quanto non esiste di fatto nessun modo alternativo per procurarsi un appuntamento.
4) Essere di madrelingua inglese potrebbe non essere sufficiente per sostenere una conversazione telefonica con un padrone di casa coreano o indiano.
5) Il centro di Toronto richiede circa due ore per essere attraversato a piedi, il che favorisce l'abbinamento della ricerca di una casa con un programma di preparazione atletica agonistico.
6) Ora che finalmente stai visitando una camera, non illuderti. Qualcuno l'ha già vista prima di te.
7) Se nessuno l'ha ancora vista, gli altri coinquilini sceglieranno comunque qualcun altro al tuo posto, anche se è arrivato dopo.
8) Le uniche opportunità disponibili si presenteranno a due a due. Ciò farà sì che tu le perda entrambe.
9) Mentre prendi confidenza con i punti dall'uno all'otto, ci si renderà conto che gli ostelli sono completamente prenotati di lì a due settimane, e che alberghi a meno di 150$ a notte non se ne trovano.
10) Dopo aver versato sangue, sudore e lacrime sei finalmente riuscito in qualche modo a trovare un alloggio. Complimenti! Ora non ti resta che vagare per le stradine residenziali raccogliendo articoli di arredamento in disuso messi a disposizione dei passanti dai precedenti proprietari. Avvertenza: per i divani a due piazze, se si è sprovvisti di un mezzo di trasporto sufficientemente capiente o quantomeno di un sodale abbastanza robusto, è consigliabile rifornisi esclusivamente nel raggio di poche decine di metri dalla propria abitazione. Abitare in un seminterrato renderà inoltre più facile il trasporto del divano medesimo al piano di competenza.

sabato, luglio 12, 2008

Volevo ben dire

Veltroni ci spiega che "posizioni come quelle della Guzzanti hanno portato Alemanno in Campidoglio". Per fortuna. Quasi m'era venuto il dubbio che per una volta non fosse colpa della sinistra.

mercoledì, luglio 02, 2008

L'artista della tartina

Per la prima volta dopo anni si decide di fare un salto nell'ignoto e di sperimentare una nuova destinazione per l'aperitivo. E' cosa nota che i locali da aperitivo si dividano generalmente in due categorie: quelli in cui i cocktail fanno schifo e quelli in cui i cocktail fanno schifo ma almeno ci si può sfondare di roba da mangiare di pessima qualità. Consapevoli ma non rassegnati optiamo per dare una chance al Cicileo Cafè, le cui recensioni al riguardo sembrano essere in verità piuttosto lusinghiere. Decido di testare subito la perizia della barista ed ordino la prova del nove dei cocktail, un Mojito, che si rivelerà di pregevole fattura. Ma non è tutto: siccome ci sono da aspettare cinque minuti perché manca il rum ci vengono ammannite due flûte di birra come gentile ricompensa per l'attesa! Tra un'arachide e un lupino ci si inizia a domandare se e quando sarà possibile mangiare qualcosa di più sostanzioso, quando dietro la vetrina del bar adocchiamo alcuni vassoi di tartine che un ragazzo sta farcendo minuziosamente senza risparmio di ingredienti e facendo sfoggio di mirabile fantasia compositiva. Completata l'opera, i vassoi vengono esposti alla clientela e razziati nel giro di pochi secondi. Imperturbabile, l'artista della tartina si rimette all'opera e ricomincia a cimentarsi nella preparazione di altre prelibatezze, dal grana con carambola, aceto e pistacchi, a salsine di formaggio, caviale, pesto, pomodori e frutta varia tutte combinate nelle maniere più impensabili e stupefacenti. Molti vassoi più tardi, dopo l'ultimo giro di tartine dolci, quando ormai si è fatta una cert'ora, scatta liberatorio l'applauso per lo chef, che ringrazia dicendosi stimolato a fare ancora di meglio. Insomma, il Cicileo Cafè scala in un sol colpo la classifica dei migliori bar di Bologna piazzandosi indiscutibilmente ai primi posti: ottimi cocktail, tartine spettacolari, e non avete ancora visto il cesso! Fidatevi, ne vale la pena.

sabato, giugno 14, 2008

Il favoloso mondo segreto dell'umarell

Scendere in cantina a prendere la bici prelude spesso ad un incontro con il simpatico umarell abitante del piano terreno, il quale sembra trascorrere buona parte delle sue giornate negli umidi meandri che si celano sotto il nostro accogliente condominio. Il cerimoniale si svolge sempre secondo le stesse modalità: se il cordiale vecchietto è intento nei suoi interminabili traffici sotterranei, la sua presenza sarà annunciata dal cancello in cima alle scale, che troverete aperto; la luce sarà spenta, ma questo non vi tragga in inganno, giacché il vero umarell è pienamente autosufficiente e non intende certo gravare sul bilancio condominiale illuminando a ufo l'intera cantina; la porta comune sarà chiusa, ma non a chiave; il rumore derivante dalla sua apertura serve infatti a mettere in guardia l'umarell, il quale, udito lo scalpiccio, si affaccerà sul corridoio giusto in tempo per vedervi sbucare da dietro l'angolo e salutarvi tanto più giovialmente quanto più frequenti sono i vostri passaggi in zona. A quel punto, egli pronuncerà la frase di rito: “non chiuda mica a chiave l'uscio quando va via. E spenga pure la luce”. L'esperienza vi insegnerà ad anticipare il vecchietto rassicurandolo voi stessi per tempo circa le vostre intenzioni a riguardo.
Ma l'umarell, si sa, seppur diffidente ama in realtà condividere le sue esperienze ed abitudini. Raggiunta una certa confidenza, dunque, è possibile che egli decida un giorno di iniziarvi finalmente al suo fantastico mondo segreto. Dietro una banale domanda umarellica, inerente generalmente la pessima abitudine di qualche condomino di fare casino dopo le dieci di sera, potrebbe infatti celarsi la volontà di mostrarvi il suo misterioso regno, sul quale troppe volte avete fantasticato incuriositi: e così, prima che possiate rendervene conto, vi troverete circondati da decine di bottiglie artigianali di lambrusco, biciclette d'epoca perfettamente mantenute ed attrezzi di ogni tipo. La candidatura per qualsiasi lavoro di ciappinaggio (perché si sa che da quando c'è l'euro è sempre un salasso) e un rapido accenno a come a 81 anni non si riescano più a saltare i fossi per il lungo come a 80 concluderanno infine il vostro viaggio nello spensierato ed operoso universo INPS. Allontanandovi, mentre ringraziate e vi complimentate con l'umarell, non potrete non notare il sorriso gioioso e soddisfatto che si allarga sul suo viso.

giovedì, giugno 05, 2008

Sulla buona strada

Come in un déjà vu, la nostra amministrazione comunale ha deciso di imboccare risolutamente la via che ci porterà al disastro, come già nel 1999, quando fu eletto Guazzaloca, e poche settimane fa a Roma, con il suicidio targato Rutelli. Continuiamo così, e l'obiettivo, ancora una volta, non potrà sfuggirci.
Dopo aver finalmente rasserenato la popolazione circa la decisione di ricandidarsi alle prossime elezioni, nonostante dia l'impressione di avere a cuore le sorti di Bologna pressappoco quanto uno sversatore abusivo di rifiuti tossici di Casal di Principe tenga a quelle dell'entroterra campano, il nostro sindaco, con una brillante trovata, ha individuato la soluzione al tanto lamentato problema del “degrado” che minaccia di privarlo di diverse migliaia di voti. L'ineffabile primo cittadino ha dunque ritenuto di bonificare la zona universitaria ed i suoi dintorni non già ponendo un freno ad una lunga serie di comportamenti incivili e/o criminali quali, a titolo di esempio ed in ordine sparso, lo spaccio di droga, la deiezione all'aria aperta, il furto e la ricettazione di biciclette, l'ubriachezza molesta e il danneggiamento dell'arredo urbano, la cui repressione non è affatto remunerativa e anzi fa pure un po' schifo, ma vessando, a suon di un biglietto arancione alla volta, gli indecorosi e temibili individui che osano posare il proprio deretano sul suolo pubblico. Appare pertanto evidente come il problema delle piazze bolognesi, secondo il nostro sindaco e i suoi solerti collaboratori, risieda in coloro che le frequentano tout court, a prescindere da cosa essi facciano. Contro il degrado, dunque, niente macchine, niente motorini e, soprattutto, niente persone. Se tutto va bene, tempo cinque o sei anni, la gente avrà capito che per godersi finalmente in pace Bologna sarà meglio essere altrove.

lunedì, maggio 12, 2008

Il mondo alla rovescia

Sono sbalorditive e ripugnanti le reazioni seguite al recente intervento di Marco Travaglio a "Che tempo che fa". E' tuttavia necessario non astenersi dal ristabilire, ancora una volta, la verità. Chi infatti avesse la sventura di utilizzare come fonti di informazione il Tg1 o la Repubblica, potrebbe essere indotto a ritenere che Schifani sia stato "offeso o insultato senza avere avuto opportunità di contraddittorio". Più o meno quello che è capitato, cito un esempio a caso, ad Antonio Di Pietro, quando Silvio Berlusconi, durante la campagna elettorale, portato in braccio da un Vespa che ben si è guardato dal "dissociarsi", lo ha diffamato in sua assenza nel salottino di Porta a Porta sostenendo, senza mezzi termini e prova alcuna, che il suo titolo di studio fosse in realtà un documento falsificato con l'appoggio dei servizi segreti. Non vi ricordavate nemmeno che questo episodio fosse successo? Strano.
Ciò che più sconvolge ed amareggia, ancora una volta, non sono tanto le reazioni indignate dei vari esponenti della banda di manigoldi che siede al governo, sinceramente increduli che fatti accertati ma sgraditi possano essere riportati impunemente in televisione da qualche incosciente delatore, quanto il biasimo proveniente da chi avrebbe non il diritto ma bensì il dovere di esigere che venga fatta piena luce su fatti di una tale gravità. Ma è pur vero che siamo stati capaci di ignorare ben di peggio, e che la nuova linea dettata dai vertici dell'opposizione prevede l'abbandono dell'ormai stantia tattica di demonizzazione dell'avversario. Anzi, vediamo d'ora in poi di non creargli troppi fastidi, che se facciamo i bravi magari riusciamo a farci elargire qualche avanzo.

sabato, aprile 26, 2008

Snap!

Ci sono cose nella vita che o si sanno fare o non si sanno fare. Fischiare, ad esempio. Uno che non sa fischiare, non passerà generalmente i suoi giorni nel tentativo di imparare a farlo, tristemente rassegnato ad accettare passivamente questa sua menomazione. Aprire le bottiglie di birra con l'accendino è un'altra di queste cose. Dopo essersi dilaniato inutilmente qualche decina di volte il pollice sinistro nel tentativo di fare leva con l'accendino così da fare saltare la capsula, l'individuo in questione si farà una ragione di un simile stato di cose e demanderà ad altri tale glorioso compito. Per fortuna, però, esistono anche momenti in cui i propri sforzi pluriennali vengono premiati, e nuovi, infiniti orizzonti si aprono davanti agli occhi. E così un bel giorno, snap!, ecco la capsula volare in cielo roteando con mille piroette e atterrare a qualche centimetro di distanza tra gli applausi scroscianti degli astanti. Finalmente ho capito come cazzo si faceva!

venerdì, aprile 18, 2008

domenica, aprile 13, 2008

Il punto

Perché, alla fine, il punto è: bisogna scegliere tra due partiti di destra con programmi estremamente simili. Uno dei due è guidato da un malfattore plurindagato, bugiardo, antidemocratico e colluso con la mafia. Se le opzioni sono queste, mi dispiace ma non mi sta bene. Voterò Sinistra Arcobaleno, trattenendo il vomito, perché l'unica alternativa possibile sarebbe astenersi, e assistere inermi e silenziosi alla scomparsa definitiva della sinistra in Italia. E ora vado al seggio. Alla svelta, prima di cambiare idea.

martedì, aprile 08, 2008

Hanno la faccia come il culo

E' meritevole di attenzione il proseguimento della campagna diffamatoria nei confronti della sinistra da parte delle gerarchie del nuovo partito di centro-NONsinistra e dei suoi affiliati a vario titolo. La Stampa riporta le ennesime dichiarazioni vergognose, che dimostrano ancora una volta la totale assenza di senso del pudore del loro autore: "Mastella «ha tradito, non c'è dubbio. E il modo in cui l'ha fatto dimostra mancanza di senso dello Stato» spiega Prodi, ma la colpa vera è di chi «ha minato continuamente l’azione del governo, di chi ha fatto certe dichiarazioni istituzionalmente opinabili». Non una parola su Bertinotti, ma un elogio a Veltroni, che «ha fatto la scelta giusta: correre da soli»".
E' appena il caso di ricordare come l'ala sinistra della coalizione, da Mussi a Bertinotti, si sia limitata a chiedere il rispetto di un programma di cui è stata fatta quasi esclusivamente carta da culo, e come, nonostante l'ingiustificabile deriva clerico-centrista del governo, abbia chinato il capo continuando a votare sempre secondo le indicazioni di Prodi. Simili bassezze denigratorie, tese a rubacchiare voti a sinistra dopo aver scelto di correre "da soli" (si è poi visto quanto da soli), sono aberranti e inaccettabili. Stando così le cose, non voterei PD nemmeno se il candidato premier del centro-destra fosse Saddam Hussein.

lunedì, aprile 07, 2008

Tira una brutta aria

Casomai non l'avesse ancora fatto, Veltroni ha infine passato il segno. Affermare che Bertinotti abbia "segato l'albero del governo Prodi dal primo giorno in cui e' cominciata questa legislatura" costituisce l'ennesima, colossale falsificazione, destinata a non essere smentita in alcun modo da un'informazione smaccatamente indecente e a passare alla storia agli occhi dell'imbelle opinione pubblica come la leggenda che al papa sia stato impedito di parlare alla Sapienza. Ma come stupirsi di una tanto volgare e grossolana manipolazione della storia recente, da due anni a pochi mesi fa, se siamo ormai del tutto assuefatti a come la realtà venga falsificata in diretta, sfruttando nemmeno la memoria corta dell'italiano medio, ma addirittura la sua totale incapacità di percepire correttamente qualsivoglia informazione, fosse anche la più insignificante.
Cosa dire allora a quei poveri imbecilli, e saranno almeno un elettore su tre (cioè, se non siete tu e tua sorella, è quasi certo che sia il tuo giornalaio. O il tuo fruttivendolo. Probabilmente, in ogni caso, l'idraulico), che anche questa volta voteranno per Berlusconi? In quale paese democratico un politico può dire stronzate clamorose a ripetizione, tipo facendo insider trading diffondendo notizie false, così, come se niente fosse, a tre, due, una settimana dalle elezioni, senza che questo danneggi minimamente la sua reputazione?
Che poi, a questo punto, mi sento quasi inadeguato io, a provare un certo disagio se il lider del partito di centro-NONsinistra è un personaggio che dichiarava, giusto cinque anni fa, che al termine della sua esperienza come sindaco di Roma si sarebbe ritirato dalla politica. Cinque anni fa! Tutti si smentiscono nel giro di qualche ora, uno che cambia idea in cinque anni è praticamente un uomo di parola!

giovedì, marzo 20, 2008

venerdì, marzo 07, 2008

Appello

Per una volta un post ad personam. Ma si tratta di un appello che credo e spero possa vedere più voci unirsi alla mia in un'unica invocazione: Mullah, abbandona quella piattaforma fascista e illiberale che è MySpace Blogs. Oltre a fare schifo, opinione personale di per sé poco significativa, preclude ai non iscritti (ovvero il 96% dei tuoi lettori, cioè tutti meno il Comandante Cobra quando non gioca a Worms e il Dottorkappa) la possibilità di commentare i post. E cos'è un blog senza commenti, se non la negazione dello spirito fertile e collaborativo alla base del web 2.0? Allora tanto vale che mandi un'e-mail circolare di tanto in tanto, così eviti almeno di arricchire Rupert Murdoch! Questo accorato appello nasce dall'ennesima perdita per l'umanità intera, che si è vista privata ancora una volta di un mio salace intervento, il quale avrebbe potuto arricchire le menti di milioni di internauti, e cadrà invece nell'oblio andando perduto per sempre. Rifletti.

giovedì, febbraio 21, 2008

venerdì, febbraio 15, 2008

Il dubbio si insinua

Col passare dei giorni, la mia sicurezza viene meno. Fino a poche settimane fa avrei ritenuto assolutamente impossibile l'eventualità di votare Veltroni e il suo codazzo di teo-dem-ex-dc-pseudo-com dalle poche idee ma molto confuse. Il disgusto era tale che avrei preferito votare direttamente Silvio, per la serie "facciamoci del male, se è questo quello che ci meritiamo", piuttosto che avere sulla coscienza il peso della responsabilità di aver contribuito a cedere ulteriori metri, gli ultimi centimetri rimasti, in verità, nei confronti di coloro che la parola "sinistra" sembrano quasi vergognarsi a pronunciarla. Come delegare a rappresentarmi personaggi incapaci di opporsi almeno timidamente alle gerarchie ecclesiastiche, colpevolmente responsabili del persistente strapotere mediatico e dell'impunità di Berlusconi e dei suoi amici, tesi soltanto a preservare i loro benefici a costo di ricorrere alle più losche ed aberranti collusioni, troppo deboli e timorosi per avanzare decisamente su qualsiasi fronte che possa più o meno dispiacere alle cosiddette ali moderate?
Quale però la reale alternativa? Quale il senso di dare piuttosto il voto ad una forza politica più arraffazzonata che veramente composita e plurale, destinata con ogni probabilità a fare opposizione e vagamente sollevata da una simile prospettiva? E' forse il nostro destino ineluttabile di prendere atto della morte dell'ideologia, e di comportarci di conseguenza, rinunciando a tendere a ideali assoluti per accontentarci di volta in volta dei meno peggiori? E se alla fine, a forza di fare così, rimanessero solo quelli?

sabato, febbraio 02, 2008

Incubo pomeridiano

La vista traballa, la mente si annebbia, strappata al suo pigro dovere e trascinata a fondo dagli artigli carezzevoli delle occulte creature che abitano i più oscuri recessi degli abissi psichici. Il torpore si impossessa delle estremità, e mostri umidi compaiono uno alla volta, senza svelarsi del tutto, tanto più terrificanti perché difficili da riconoscere. Il metasogno lascia affiorare il disagio, poi la paura, la disperazione folle di non riuscire più a rimettere la testa fuori, di riprendere il controllo. Infine gli occhi si riaprono. Ma questa volta, non c'è sollievo. La testa continua a girare, mentre tutto inizia ad assumere un senso. Un senso che dà un volto ai mostri, ma non li dissolve. Forse l'incubo non è finito.

venerdì, febbraio 01, 2008

Operai

Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie